Illustration and art therapy: a perfect fusion
Lavoro da subito come freelance, facendo esperienza in vari settori merceologici che mi permettono di acquisire nuove competenze e maggior esperienza. Di fatto diversificare, è per me una grande forma di arricchimento.
Nel 2013 apro e gestisco per 8 anni il Giardino dei Colori, un atelier dedicato alla sperimentazione dell’Arte in tutte le sue forme.
Le attività ludico ricreative proposte a bambini e ragazzi hanno l’obbiettivo di stimolare la loro creatività, facendo emergere la consapevolezza dell’Arte come strumento per esprimere le proprie emozioni. L’Arte come mezzo per comunicare, un concetto che desidero approfondire.
Mi formo dapprima seguendo un corso biennale come esperta in laboratori artistico-esperienziali presso Lyceum (Milano). Durante questa formazione, vengo a conoscenza dell’arteterapia, una tecnica d’intervento alternativa alla terapia verbale.Attraverso i materiali artistici, l’arte terapeuta cerca di favorire il dialogo della persona coinvolta, al fine di migliorare la propria condizione psichica e, di conseguenza, la qualità della vita.Ne rimango affascinata e decido di formarmi come arteterapeuta.
Agevolata dalla mia formazione come illustratrice, mi iscrivo al Corso triennale in arteterapia ad indirizzo psicodinamico, presso Art therapy italiana. Successivamente, approfondisco ulteriormente con un anno aggiuntivo di Master nella conduzione dei gruppi.
Ad oggi, lavoro principalmente con bambini e adolescenti presso Strutture Ospedaliere e Comunità Educative per minori.
L’arteterapia, grazie alla varietà di materiali a disposizione, offre la possibilità di esprimersi senza la necessità di raccontare, un aspetto che per gli adolescenti può risultare difficile in certi momenti. Si lavora in uno spazio protetto e privo di giudizio, due aspetti che infondono un senso di accoglienza e incoraggiano la libera espressione.
In questo caso l'arte, oltre ad avere una funzione decorativa e quindi rendere l’ambiente, spesso ordinario e anonimo, più umano e accogliente, assume anche un ruolo di “distrazione positiva”. Offrire un ancoraggio visivo al malato, e non solo a lui, significa consegnare un ambiente che abbia dei punti di scarico della tensione, che accompagna sia il praticare che il ricevere una terapia. Ebbene se, in spazi idonei, noi creiamo dei punti di attrazione dello sguardo, possiamo ritenere di poter spezzare, attraverso il senso della vista, quel circolo di tensione-ansia creata dalle pratiche terapeutiche.
Il mio obbiettivo è quello di dimostrare attraverso ricerche e dati scientifici, l'importante concetto di quanto lo stato clinico di un paziente possa migliorare, se inserito in un contesto più accogliente e rassicurante.