Per fare arteterapia non serve essere artisti

Aprile 17, 2021
Per fare arteterapia non serve essere artisti

E riparto nuovamente da un’altra domanda che mi viene posta spesso nel momento in cui si parla di arte terapia. Perchè non è necessario essere artisti per fare arteterapia?

E riparto nuovamente da un’altra domanda che mi viene posta spesso nel momento in cui si parla di arte terapia.

Le persone che non hanno alcuna dimestichezza con i materiali artistici pensano di non poter vivere un’esperienza simile. Sono convinti che, poiché all’interno della parola ARTE TERAPIA c’è la parola ARTE, questo implichi di sapersi destreggiare con le tecniche artistiche, avere inventiva o essere dei creativi.

Sin dai primi anni il bambino si esprime attraverso dei segni, il suo linguaggio espressivo è spontaneo e naturale.

Durante la nostra crescita spesso ci viene insegnato che il termine Arte deve corrispondere a qualcosa di esteticamente bello. Questo concetto in qualche modo blocca e disinibisce la creatività di cui ognuno dispone.

Ebbene, qui le abilità artistiche non contano proprio per niente!

E’ vero che la parola stessa può ingannare ma quello che è importante a mio avviso, è di voler provare a mettersi in gioco senza timore di essere giudicati, per esplorare una modalità differente di comunicazione. Di fatto, l’arteterapia viene proposta a bambini anche molto piccoli che non hanno ancora acquisito un linguaggio grafico completo o a persone anziane, che forse non hanno mai disegnato in tutta la loro vita. Questo, per evidenziare il concetto che l’arteterapia NON RICHIEDE alcuna abilità.

Per l’arte terapeuta tutto è importante e utile per cogliere informazioni preziose che potrebbero aiutare il paziente, poiché l’arte terapeuta non è un veggente! Non è sufficiente che osservi un disegno di una persona per capire le sue eventuali difficoltà.

Ciò che è importante, oltre all’elaborato finale, è quello che succede durante il così detto “processo creativo” ovvero il momento preciso in cui il paziente lavora. L’arteterapeuta si deve attenere a ciò che il paziente desidera raccontare del suo lavoro e da lì partire.

Sono convinta che ognuno di noi sia in grado, una volta presa confidenza con “il setting”, (il nome con il quale si definisce lo spazio di lavoro) e i materiali artistici, di rappresentare ciò che sente.

Concludo con una frase di D.Winnicott, è stato un pediatra e psicoanalista inglese, una figura di rilievo nell’ambito della psicoanalisi europea che ha offerto un importante contributo allo studio dello sviluppo infantile dice:

” E’ nel giocare, soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sè.”